“Per fare un amico basta un bicchiere, per mantenerlo non basta una botte.”
E figuriamoci se ti vuoi fare amico un re, di botti ne servono molte, molte di più, magari una al giorno, esclusi i quaranta giorni della quaresima.
Chi fu capace di tanta prodigalità? Chi è che causò un ingorgo stradale con una coda di 325 carri carichi di botti di Barolo per un totale di ettolitri 1625 ?
La bella, colta e raffinata Juliette Colbert, che arriva a Torino come un peu d’air sur terre da Parigi nel 1814.
Nel giro di pochi anni lei e suo marito Carlo marchese di Barolo trasformarono la loro residenza da splendido palazzo signorile ad alloggio per poveri e mendicanti, e per questa e altre opere filantropiche la chiesa cattolica riservò a Juliette il titolo di “venerabile”.
Una cosa per cui ora la veneriamo molto è che ha dato inizio alla trasformazione del Barolo. Che fosse un vino famoso, sin dai tempi dei Galli (che conquistarono i territori d’oltralpe proprio per avere accesso a quelle vigne), è fuor di dubbio, ma dalle descrizioni che ci sono arrivate non doveva essere proprio il pardigma di eleganza che è ora. Thomas Jefferson, durante il suo viaggio in Europa, lo descrive “amabile come il Bordeaux e vivace come lo Champagne”.
Infatti il Barolo di quegli anni era un vinello dolce e frizzante che non entusiasmava tanto la nostra Juliette, abituata a rossi molto meno giocosi.
Alla morte del marito lei acquisì tutte le vigne e fece venire dalla Francia un enologo di sua fiducia che cambiò i connotati al Barolo, la fama si diffuse a tal punto che anche il re Carlo Alberto di Savoia incuriosito le chiese di poterlo provare. E lei, che è campionessa di generosità manda al re l’omaggio che fa sfigurare pesantemente il corredo funerario di Tutankhamon, composto da trenta misere anfore.
I più maligni ci vedranno lecchinaggio e sboronità ma la mossa marketing è perfetta e il Barolo diventa il vino dei re e il re dei vini.
C’è da dire però che questo bel titolo il Barolo lo condivide con vari altri vini, passiamoli in rassegna:
- il Tokaji ungherese. Durante una cena Luigi XIV stappa una bottiglia speciale donatagli dal principe di Transilvania e esclama in maniera abbastanza autocelebrativa “Un vino da re, e un re dei vini”. L’imperatore del regno austroungarico era ben conscio di avere un gioiellino enologico nella sua scuderia e infatti lo mandava ogni anno alla regina Vittoria, una bottiglia al mese per tutti gli anni di vita, infatti nell’ultimo 81° compleanno gliene deve inviare 972, alla faccia del presente. Secondo me è da questa tradizione che è nata l’usanza di imbottigliare i vini botritizzati in formato 375 ml.
- Il rosso”nobile” di Montepulciano, bevuto da un sacco di papi sin dal 1300, già famoso in tutta Europa nel Medioevo. Il poeta Francesco Redi (1626-1698) nel suo poema “Bacco in Toscana” lo chiama “il re dei vini” e non è l’unico a cantarne le lodi tanto che nel XVIII nasce il suo appellativo “Nobile”, con cui lo conosciamo ancora oggi.
- Napoleone forse disse “Niente rende il futuro più roseo che contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin”. Questo rosso borgognone a base di pinot noir era il suo preferito e quindi ora ha la fama di essere anche lui vin des rois et roi des vins .
- Viste le sempiterne ambizioni rivali di Bordeaux e Bourgogne a produrre il miglior vino francese ovviamente anche in Bordeaux c’è un vin des rois et roi des vins, e viene dallo chateau Gruaud Larose, che lo usa ancora oggi come slogan in etichetta.
- Siccome i regnanti francesi bevevano champagne con disinvoltura anche lui è ogni tanto investito di tale titolo.
Anche il riesling evoca regalità essendo spesso chiamato il “re dei vini bianchi”, e ci posso scommettere che tanti reali l’hanno consumato, anche se più che come “vino dei re” è noto come “vino degli chef”, grande fantasista e fuoriclasse degli abbinamenti. E’ con lui che concludo – prematuramente – questa carrellata che potrebbe essere più lunga visto che i reali sono risaputamente grandi alzatori di gomito, ma devo andare a cucinare per il cenone di fine anno. E a mettere il riesling in frigo.